Tumori: l'importanza della prevenzione oncologica

La prevenzione primaria

L’avvento della menopausa e l’avanzare dell’età fanno aumentare il rischio oncologico. Per questo è fondamentale adottare comportamenti preventivi, in particolare condurre stili di vita salutari fin da giovani. Le regole d’oro?

1. Segui un’alimentazione varia, equilibrata e sana basata sulla dieta mediterranea.
2. Ricordati di consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno. 
3. Limita il consumo di carni rosse (vitello, ovine e suine) ed evita quelle conservate. 
4. Riduci il consumo di grassi, usa l’olio extra-vergine d’oliva per condire i cibi. Preferisci cotture leggere, meglio al forno o al vapore.
5. Evita l’eccesso di bevande gassate, zuccherate e di sale (non superare i 5 gr/giorno).
6. Rimani fisicamente attiva tutti i giorni: è sufficiente un impegno fisico pari a una camminata veloce per almeno mezz’ora al giorno.
7. Se bevi alcol, fallo con moderazione. 
8. Non fumare: il tabacco è uno dei principali fattori che aumenta il rischio di sviluppare un tumore.
9. Mantiene sempre il tuo peso sotto-controllo. Obesità e sovrappeso predispongono a numerosi disturbi e malattie.
10. Partecipa senza paura ai programmi di screening per il tumore della mammella, del colon e del collo dell’utero. Sono semplici e gratuiti. Per ulteriori informazioni rivolgiti al tuo medico e al tuo ginecologo di fiducia.
 
La prevenzione secondaria
 
La maggior parte dei tumori può essere diagnosticata prima dello sviluppo dei sintomi attraverso gli screening di prevenzione, che consentono di scoprire la malattia ancora in fase iniziale e di trattare il cancro con maggiori possibilità di successo, in tempi brevi e con terapie meno invasive. 
Vediamo quali sono i principali esami di screening consigliati in menopausa.
 
Il tumore del seno
 
Il tumore alla mammella è il più temuto e diffuso tra le donne. Solo in Italia si registrano 48mila nuovi casi ogni anno. Tuttavia, oggi il 90% di chi ne è colpito riesce a superare la malattia. Grazie alla possibilità di effettuare una diagnosi sempre più precoce che permette di individuare il cancro, quando è ancora ai primissimi stadi. 
 
Mammografia
 
La mammografia è l’esame radiologico che permette di rilevare precocemente eventuali lesioni alla mammella. Viene effettuata in “doppia proiezione” (sia dall’alto che lateralmente) e i risultati vengono letti separatamente da due radiologi, per assicurare la maggior precisione possibile. In caso di positività, l’approfondimento prevede in genere il ripetere l’indagine, insieme a un’ecografia e una visita clinica. La mammografia evidenzia addensamenti, micro calcificazioni e noduli anche di pochi centimetri. La dose di raggi X utilizzata è molto bassa e i rischi ipotetici sono decisamente inferiori ai benefici. Viene eseguita di solito in piedi, a seno nudo, appoggiando una mammella alla volta su un apposito ripiano ad altezza regolabile. L’apparecchio determina una leggera compressione sulla ghiandola in modo da fornire una migliore qualità dell’immagine. L’esame dura pochi minuti e può essere completato anche da una valutazione clinica del seno. Nel nostro Paese sono attivi programmi di screening organizzati dalle Aziende Sanitarie Locali (Asl), che ogni 24 mesi spediscono una lettera di avviso a tutte le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni. 
 
Autopalpazione 
 
È un autoesame, non alternativo alla mammografia, ma che si rivela efficace per individuare la presenza di un nodulo o cambiamenti alla mammella che possono rappresentare un campanello d’allarme. Ecco come eseguirlo correttamente:
1. Nella prima fase bisogna posizionarsi a seno nudo davanti a uno specchio ed esaminare le mammelle, prima con le braccia sopra la testa, poi spingendo le mani sui fianchi, inclinate in avanti. Va controllato soprattutto se si osservano cambiamenti di forma o di grandezza del seno, lievi depressioni o retrazioni della pelle o dei capezzoli, rossore, dolore localizzato o secrezioni mai notate prima.
2. La seconda fase va eseguita distesa sul letto: con i polpastrelli delle tre dita centrali della mano va esaminata la mammella sul lato opposto con piccoli movimenti circolari in alto e in basso. Va esercitata progressivamente una pressione lieve, moderata e profonda su ciascuna area del seno, senza sollevare le dita dalla pelle. L’operazione va eseguita su entrambe le mammelle.
 
Il tumore del colon-retto
 
Il tumore del colon retto è il secondo più diffuso tra le donne. È una malattia che spesso non dà particolari sintomi, almeno nelle prime fasi e, nella maggior parte dei casi, deriva dalla trasformazione in senso maligno di polipi, piccole escrescenze, di per sé benigne, dovute alla riproduzione incontrollata delle cellule della mucosa intestinale. 
 
Oggi sono disponibili due test in grado di indicare precocemente questa patologia: il primo è la ricerca di sangue occulto nelle feci (SOF), il secondo è la rettosigmoidoscopia (RSS). La ricerca ha dimostrato come questi due esami di screening possano incidere in maniera significativa sull’evoluzione del tumore, giocando d’anticipo sul tempo, poiché individuano lesioni precancerose, adenomi o polipi che possono sanguinare impercettibilmente, quando non sono ancora visibili macroscopicamente.
 
La ricerca del sangue occulto nelle feci 
 
Basta una piccolissima quantità di feci da far analizzare in laboratorio per poter verificare la presenza di sangue occulto. L’esame può essere effettuato ogni 2 anni, a partire dai cinquant’anni, anche gratuitamente su invito della propria Azienda Sanitaria Locale. In caso di esito positivo, è consigliata una colonscopia in tempi molto rapidi. 
 
La rettosigmoidoscopia
 
Circa il 70% dei tumori del colon-retto si sviluppa nella parte finale dell'intestino, ossia il sigma e il retto. Per questo in alcuni programmi di screening è in uso, oltre alla ricerca del sangue occulto nelle feci, la rettosigmoidoscopia (o rettoscopia). Si tratta di un esame analogo alla colonscopia, ma che esplora soltanto una porzione dell'intestino.
Rispetto alla colonscopia si tratta di un esame più accettabile per il paziente, dal momento che non richiede la fastidiosa preparazione nei giorni precedenti all'esame e dura circa la metà del tempo. Inoltre, ha un'efficacia diagnostica maggiore rispetto alla ricerca di sangue occulto e consente di rimuovere nella stessa seduta gli eventuali polipi riscontrati. È indicata però una volta sola, tra i 58 e i 60 anni: se risulta negativa non deve essere ripetuta; dagli studi condotti, infatti, risulta che gli esiti negativi offrano una protezione superiore ai 10 anni. Non è da confondersi con la colonscopia, che è un esame diagnostico e non  è impiegata all'interno di programmi organizzati di screening.
 
Il tumore al collo dell’utero
 
Il cancro del collo dell’utero (cervice) è al terzo posto tra i tumori che colpiscono le donne, preceduto solamente dal carcinoma della mammella e da quello al colon. Le armi contro questa neoplasia sono oggi molto efficaci. In primo luogo la diagnosi precoce, che permette di diagnosticare il tumore allo stadio iniziale e di curarlo con ottimi risultati. Se scoperto in tempo le prospettive di guarigione possono raggiungere il 100%! L’insorgenza di questa neoplasia non è solitamente un evento improvviso: spesso è caratterizzata da un’evoluzione lenta, da progressive modificazioni della mucosa di rivestimento del collo che da normale si altera fino ad arrivare al cancro. 
 
Il Pap Test
 
Il Pap test è l’esame diagnostico più utilizzato per la prevenzione del tumore del collo dell'utero (cervice uterina). Il suo nome deriva dal cognome del medico (Georgios Papanicolaou) che lo inventò e lo propose alla classe medica negli anni Quaranta. Consiste in un prelievo di cellule dal collo dell'utero e dal canale cervicale. Le cellule vengono poi fissate su un vetrino ed esaminate in laboratorio. Il prelievo delle cellule della parte più esterna del collo uterino avviene tramite una piccola spatola di legno (spatola di Ayre), mentre quelle intracervicali vengono prelevate con uno spazzolino morbido o una specie di cotton-fioc. È quindi indicato nelle donne sane come test di screening. Andrebbe eseguito regolarmente ogni 1-3 anni a partire dai 25 anni o dall'inizio dell'attività sessuale, ed è consigliato fino ai 65 anni.